Santa Maria in Portuno
Un sito che attraversa millenni di storia. Dall’insediamento romano sul guado del Cesano al monastero medievale, fino alla chiesa barocca che conserva ancora oggi i capolavori del Seicento.
L’area di Santa Maria in Portuno rappresenta uno dei palinsesti archeologici più affascinanti della media valle del Cesano.
In epoca romana, il sito ospitava un’importante area produttiva situata in prossimità di un punto di guado sul fiume: proprio a questa funzione strategica rimanda il nome del dio Portunus, protettore dei porti e degli attraversamenti fluviali. Le indagini condotte dal Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna, in collaborazione con la Soprintendenza delle Marche, hanno riportato alla luce un quartiere industriale romano specializzato nella produzione di laterizi e ceramiche, confermando la vocazione economica del territorio fin dall’antichità.
Dal Miliario romano al Monasterium medievale
L’importanza logistica del sito in età imperiale è testimoniata dal celebre Miliario di Corinaldo, un cippo stradale del IV secolo d.C. rinvenuto presso la chiesa. Questo reperto, che riporta iscrizioni dedicate agli imperatori Massenzio e Costantino, segnava la distanza di 184 miglia da Roma e sottolineava il ruolo cruciale di questo snodo viario per il controllo del territorio. La frequentazione del sito proseguì ininterrotta nell’alto Medioevo, quando la struttura di culto si evolse in un importante Monasterium. I documenti più antichi, come la carta di Fonte Avellana del 1090, ne attestano il titolo originale di S. Marie que dicitur in Portuno, denominazione che mutò nel 1224 in Madonna del Piano.
L’architettura: reimpiego romano e restauri settecenteschi
All’interno della chiesa, la pratica del reimpiego è evidente nelle tre imponenti colonne romane della navata destra, elementi di spoglio che convivono con capolavori successivi, tra cui una preziosa tela di Claudio Ridolfi. L’attuale aspetto dell’edificio si deve ai restauri del Settecento curati dal Collegio Germanico-Ungarico, che sopraelevò il piano di calpestio, rifece la facciata e aggiunse il campanile, inglobando le precedenti fasi romaniche e altomedievali.
I reperti e la vita quotidiana di una comunità millenaria
Gli scavi hanno restituito lucerne africane del VII secolo, prova di contatti commerciali a lungo raggio, e vasi in pietra ollare di importazione alpina, ricercati per le eccezionali qualità termiche nella cottura dei cibi. Questi ritrovamenti, uniti all’indagine delle vaste aree cimiteriali circostanti, permettono di ricostruire non solo l’evoluzione architettonica del sito, ma anche i gesti e i rituali di una comunità che per oltre mille anni ha considerato questo guado un riferimento identitario.
Informazioni aggiuntive
Sono presenti pannelli esterni che raccontano le fasi dello scavo, mentre una sala espositiva interna presenta le antiche attività produttive insieme ai reperti rinvenuti.
La visita è disponibile su prenotazione per gruppi di minimo 10 persone.
Tel: +39 333 5351396 – +39 377 2816804
Hai bisogno di più informazioni?





