Palazzi Storici
Conventi, palazzi pubblici e dimore nobiliari si susseguono lungo le stesse strade da secoli. Ogni edificio porta con sé una storia di famiglie, di potere, di arte e di trasformazioni
Ex Convento degli Agostiniani
Il complesso degli Agostiniani è il volume edilizio più imponente del centro storico di Corinaldo. La sua storia copre oltre sette secoli e si legge ancora oggi nei muri, nei portoni e negli spazi interni dell’edificio.

Palazzo Comunale (sinistra) – Ex convento degli Agostiniani (destra)
Le origini medievali
Gli Agostiniani sono documentati sul territorio di Corinaldo già dal 1290. Attorno al 1294 si trasferirono all’interno del circuito murario, probabilmente per sfuggire al clima di violenza seguito alla morte di Papa Nicolò IV e alla vacanza del soglio pontificio.
Il primo nucleo insediativo nacque intorno all’antica chiesa di S. Nicolò, oggi non più esistente. Dove si trovava la chiesa sorge ora la Civica Raccolta d’Arte Claudio Ridolfi; ne resta visibile solo il fronte absidale, affacciato su Largo XVII Settembre: una struttura semicircolare su più piani che emerge dal corpo dell’edificio.
Per circa tre secoli la chiesa fu probabilmente l’unico edificio sacro all’interno delle mura. Tra la metà del Quattrocento e il Seicento, sia la chiesa che il convento furono oggetto di diversi interventi di ristrutturazione. Gli ambienti si arricchirono di decorazioni, reliquie e opere di celebri artisti. Alla fine del Cinquecento il convento contava venti religiosi e godeva di entrate sufficienti a garantirne il prosperare.
Il Palazzo Comunale
L’attuale Palazzo Comunale fu costruito tra il 1784 e il 1791 su progetto dell’architetto fanese Francesco Maria Ciaraffoni, con successive varianti di Giuseppe Brunelli. Sorge nello stesso punto dove si trovavano il Palazzo Priorale e il Palazzo Pretoriale: due edifici rinascimentali che si affacciavano sull’antica piazza grande con una loggia aperta e una torre pubblica coronata da merli. Le precarie condizioni dei due immobili spinsero il Comune a sostituirli con un unico edificio nuovo, per il quale fu necessario espropriare trentotto abitazioni.

Palazzo Comunale visto da Largo XVII Settembre 19860
L’architettura neoclassica
Il Palazzo Comunale colpisce per la sua semplicità: è una delle espressioni più chiare del passaggio dal gusto barocco alle forme del Neoclassicismo. La facciata è ben ritmata, robusta, con effetti chiaroscurali marcati.
Costruito su due piani in mattoni e pietra d’Istria, l’edificio si distingue per la monumentale loggia su Via del Corso. Sottili lesene inquadrano tredici arcate di uguale dimensione, sormontate da finestre su piedistalli. Percorrendo il loggiato verso est si apre un’ampia visuale sulla campagna marchigiana, fino agli Appennini.
Dettaglio da non perdere: le targhe modanate con gocce poste sopra gli architravi. Inclinate leggermente in avanti, sembrano quasi rovesciarsi sulla strada. È una citazione personale dell’architetto, che richiama il motivo vanvitelliano del portale della cappella di Rocca Priora a Falconara Marittima.
Gli interni
Dal monumentale scalone si raggiunge la Sala Consiliare intitolata ad Arnaldo Ciani, comandante partigiano e primo sindaco di Corinaldo dopo la Liberazione. L’ambiente, coperto da un soffitto a cassettoni, è dominato sulla parete nord da uno scranno ligneo seicentesco, il banco dei magistrati, proveniente dall’antica chiesa di San Pietro.
Alle pareti sono esposti i ritratti che compongono la quadreria comunale. Le tele, databili tra il Cinquecento e il Settecento, raffigurano personaggi illustri che contribuirono alla fama di Corinaldo in ambito militare, politico, sociale e religioso. Donate al Comune dalle famiglie nobili del paese, proseguono nelle sale di rappresentanza e nei corridoi della residenza municipale.
I Palazzi Nobiliari
A partire dal Quattrocento, le famiglie nobili di Corinaldo costruirono le proprie residenze per rispondere alle esigenze domestiche e per affermare il proprio prestigio. Si concentrarono soprattutto intorno alle Piazze del Terreno e del Cassero e lungo Via del Corso, da sempre centro della vita cittadina.
Nel corso dei secoli questi edifici furono continuamente rimaneggiati e abbelliti. La loro massima espressione si raggiunge tra il Seicento e il Settecento, quando il benessere economico spinse molte famiglie a investire nei propri palazzi.
Palazzo Sandreani
In Via S. Maria Goretti n. 6, vicino all’attuale Santuario, si trova Palazzo Sandreani. La famiglia omonima, originaria di S. Andrea di Suasa, era presente a Corinaldo già dal Trecento.
L’elemento da cercare è lo stemma di famiglia sulla sommità dell’edificio: un leone rampante scolpito nell’arenaria all’incrocio dei cornicioni, decorati con una serie di gigli. Non è immediatamente visibile dal basso, ma vale la pena alzare gli occhi. Lo stesso stemma, con la zampa leonina sormontata da gigli, compare nei ritratti degli illustri membri della casata conservati nella quadreria comunale.
Palazzo Marcolini
In Piazza del Terreno, Palazzo Marcolini occupa quasi interamente il lato destro della piazza. Costruito nel Cinquecento, fu a lungo noto come Palazzo Ottaviani Fata prima di passare, attraverso diversi rifacimenti e proprietari, alla famiglia Marcolini.
L’esterno non conserva tracce delle famiglie che lo abitarono. Sul portone si nota un ornamento a forma di aquila con le ali spiegate che racchiude al centro il monogramma IHS, iniziali latine di Iesus Homini Salvator. Apporre questo simbolo sopra le porte era una pratica diffusa, considerata una protezione per chi vi abitava: non è raro trovarlo in altri palazzi del centro storico.
L’unica memoria diretta degli antichi proprietari è all’interno: una lapide di grandi dimensioni murata nella parete al primo ripiano dello scalone d’onore. Voluta da un membro della famiglia Fata nel 1623, riporta un decreto di privilegio concesso un secolo prima da Francesco I di Francia a Giovanni Andrea Fata, nominato Cavaliere Aurato. Un titolo ambito, che i discendenti vollero esporre in un punto ben visibile per chiunque salisse al piano nobile.
Palazzo Romaldi Cesarini
Costruito nei primi decenni del Cinquecento, Palazzo Romaldi Cesarini è oggi proprietà privata e di recente restaurato. Lo si riconosce anche per la scacchiera bianco e rossa che corre nel sottotetto, appartenente allo stemma dei Romaldi. Le fondamenta dell’edificio inglobano i resti dell’antico cassero di Corinaldo.
Palazzo Orlandi e Palazzo Brunori
In Piazza del Terreno si affaccia anche Palazzo Orlandi, residenza di una famiglia proveniente dall’entroterra tra Cagli e Urbino, radicata a Corinaldo dal Trecento. Sopra l’ingresso è collocato lo stemma originario, proveniente dall’antico palazzo di famiglia in Via del Velluto 44.
Quell’edificio, oggi disabitato, conserva esternamente nel fregio sopra la porta il nome di Ottaviano Orlandi, proprietario nei primi decenni del Cinquecento. Nel fregio delle finestre al primo piano corre il motto latino: Poiché conosciamo la potenza del suo aiuto, soltanto in esso speriamo.
L’antico palazzo di famiglia passò poi in eredità alla famiglia Brunori, a cui gli Orlandi si erano legati tramite matrimonio. I Brunori erano proprietari anche di un palazzo in Piazza del Cassero, oggi noto come Oasi di S. Maria Goretti, e di un edificio in Via del Corso, attualmente della Banca di Credito Cooperativo. Quest’ultimo, noto come Palazzo Brunori, è in parte visitabile: l’ultimo piano e il sottotetto, dove si conserva ancora l’antica cucina, ospitano la Collezione di Ceramiche d’Arte Contemporanea G. C. Bojani.
Palazzo Ciani
Posto ad angolo con Vicolo Orlandi, Palazzo Ciani, già Palazzo Mazzoleni, si trova anch’esso in Piazza del Terreno, insieme alla residenza che fu del pittore veneto Claudio Ridolfi. Nel concio di volta del portale spicca lo stemma della famiglia Mazzoleni: un braccio corazzato che regge una mazza, sormontato da un cappello prelatizio.
I palazzi di Via del Corso
Percorrendo Via del Corso a partire da Porta Nova si incontrano tre dimore nobiliari di rilievo. L’elegante Palazzo Palma Marangoni ospita oggi in gran parte la struttura dell’Albergo Diffuso. Palazzo Cesarini-Duranti, oggi proprietà privata, è stato di recente restaurato. Palazzo Amati conserva nei fregi delle finestre su Via del Corso alcune tracce dello stemma del casato. In questo palazzo, nel Quattrocento, si ipotizza possa aver soggiornato Bianca Maria Visconti, giunta nella Marca al seguito del marito Francesco Sforza, ospite della famiglia corinaldese.
Palazzo Cimarelli
In Via Cimarelli si apre il portone della residenza dell’omonima famiglia. Tra i suoi membri si ricorda Vincenzo Maria Cimarelli, teologo e storico del Ducato d’Urbino, autore delle Istorie dello Stato d’Vrbino (1642), fonte preziosa per la storia di Corinaldo.
Sul portone campeggiano due stemmi riconducibili, con qualche incertezza, alla famiglia Cimarelli e probabilmente a un’altra famiglia proprietaria dell’immobile. Il passaggio di questo illustre cittadino è ricordato anche dall’iscrizione nei conci di volta e dall’epigrafe voluta dal Comune negli anni Settanta.
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