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La tomba del Principe di Corinaldo

Nel 2018, quasi cento oggetti emersi dal suolo della Valle del Nevola hanno restituito l’identità di un principe piceno del VII secolo a.C. Una scoperta che ha trasformato Corinaldo in uno dei siti archeologici più importanti d’Italia.

Corinaldo è oggi il cuore di uno dei progetti archeologici più importanti per la Valle del fiume Nevola. Grazie ai ritrovamenti qui effettuati, il progetto ha assunto un respiro e un interesse internazionale. Il progetto ArcheoNevola, avviato nel 2017 dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Ateneo bolognese, ha come obiettivo quello di studiare la vallata e le sue antiche dinamiche di popolamento attraverso una strategia che unisce i più tradizionali metodi di scavo archeologico e ricognizione di superficie, all’uso di moderne tecniche di esplorazione non invasiva, come l’analisi aerofotografica e le prospezioni geofisiche per la mappatura del sottosuolo. Modalità di ricerca utilizzate anche a Corinaldo.

La scoperta e gli scavi

La straordinaria scoperta della necropoli picena di Corinaldo nasce a seguito una felice intuizione durante un sorvolo aereo della valle. Gli archeologi notarono sul terreno due tracce circolari: si trattava di “cropmarks” (variazioni nella crescita della vegetazione) che richiamavano immediatamente i grandi fossati anulari di celebri necropoli delle Marche meridionali, come quelle di Matelica o Fabriano. Una fortunata concatenazione di eventi ha permesso di avviare immediatamente una campagna di indagini non invasive, che hanno consentito di ottenere una mappatura dettagliata e puntuale di ciò che era sepolto e di poter programmare con anticipo e consapevolezza le operazioni di scavo.

Le campagne di scavo, che dal 2018 proseguono ogni estate coinvolgendo studenti e specialisti, hanno riportato alla luce un paesaggio funerario di eccezionale complessità. Alla cultura picena del VII secolo a.C. si ascrivono i quattro grandi monumenti funerari delimitati da fossati circolari, al cui interno sono state rinvenute fosse deposito colme di oggetti di corredo di inestimabile valore, specchio del rango sociale dei defunti a cui appartengono.

La prima campagna, è stata quella più sensazionalistica, con la scoperta e lo scavo della grande tomba, detta “del Principe di Corinaldo”, dalla cui fossa deposito sono emersi quasi cento oggetti di corredo che celebrano il rango del defunto come leader politico, militare ed economico del VII secolo a.C. Le campagne successive si sono concentrate sullo scavo degli altri monumenti funerari, sempre appartenenti a figure di alto rango, come la sepoltura femminile portata alla luce nel 2021 (fondamentale per lo studio del ruolo delle donne nell’aristocrazia picena) e un’ulteriore tomba principesca indagata nel 2024.

Alla monumentale necropoli picena si sovrappone, in una suggestiva continuità storica, un vasto sepolcreto di età romana che conta circa 90 sepolture indagate dal 2017 ad oggi. Lo studio dell’area, della tipologia di sepolture e della loro disposizione costituisce un fondamentale punto di partenza per ricostruire e analizzare l’evoluzione dei rituali funebri nel tempo e la percezione della sacralità di questo spazio attraverso il suo utilizzo.

Il restauro

Un aspetto distintivo di questo progetto è l’integrazione immediata tra l’attività di scavo e quella di conservazione. Il restauro non costituisce più l’ultima fase della scoperta, ma diventa fin da subito parte complementare e fondamentale dalla ricerca.  La prestigiosa partecipazione del Corso di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Bologna (sede di Ravenna) e il delicato lavoro di professionisti come Mirco Zaccaria e Paolo Gessani, in collaborazione con il Laboratorio di Restauro del Museo Civico Archeologico A. Casagrande di Castelleone di Suasa, ha permesso di operare su reperti fragilissimi direttamente dopo il loro recupero. Questo intervento congiunto tra accademia e laboratori specializzati, non solo assicura la salvaguardia dei materiali, ma fornisce agli archeologi dati preziosi all’attività di studio.

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I reperti esposti

Sebbene il sito archeologico nella Valle del Nevola non sia attualmente visitabile per consentire il proseguimento delle indagini, il racconto della scoperta è accessibile presso la Civica Raccolta d’Arte Claudio Ridolfi di Corinaldo. Qui, in una sezione dedicata, i visitatori possono ammirare una selezione di dodici reperti rinvenuti nella prima campagna di scavo del 2018. La sezione denominata “Il tesoro ritrovato. La tomba del Principe di Corinaldo”, curata da Federica Boschi e Ilaria Venanzoni, racconta al pubblico la bellissima storia di ricerca, scoperta, studio e valorizzazione che ha caratterizzato il progetto, per presentarne i risultati e le metodologie adottate.

Il percorso è reso unico dagli scatti suggestivi del fotografo Pierluigi Giorgi e dai disegni ricostruttivi che, insieme a immagini d’archivio, documentano le varie fasi del rinvenimento. Questi contributi visivi permettono di immergersi nel lavoro quotidiano di archeologi, restauratori e tecnici che, con dedizione, si sono prodigati per restituire alla comunità questa straordinaria memoria storica.

Si tratta di dodici pezzi che meglio esprimono le componenti ideologiche più rappresentative del corredo e della sua molteplicità di significati: un elmo e uno schiniere celebrano la dimensione del potere politico e militare, il carro simboleggia il possesso terriero, la cerimonia del banchetto funebre è rappresentata dai contenitori per accogliere e versare cibi e bevande, e il sacrificio carneo con le pratiche del taglio e della cottura delle carni animali dedicate viene evocato dall’ascia, dagli spiedi e dagli alari.

Informazioni aggiuntive

Ufficio IAT Corinaldo
Via del Corso 11
Tel. +39 071 797 8636
Mail: iat1@corinaldo.it

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